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Sul solco della continuità alla luce della Tradizione.

Il tempo della prova, tra male e peccato


All’inizio della Quaresima, la colletta del mercoledì delle Ceneri, proveniente dall’antica raccolta del Veronese (n.207), presenta il tempo quaresimale come un cammino di conversione in cui i cristiani sono chiamati ad affrontare “con le armi della penitenza il combattimento contro lo spirito del male”. Il prototipo di questo combattimento è lo stesso Cristo che resiste alle insidie del tentatore nel deserto, episodio che ogni anno viene letto nel vangelo della domenica I. Nell’Ufficio delle letture di questo stesso giorno, commenta sant’Agostino: “Leggevamo ora nel vangelo che il Signore Gesù era tentato dal diavolo nel deserto. Precisamente Cristo fu tentato dal diavolo, ma in Cristo eri tentato anche tu…” Dal mercoledì delle Ceneri fino al sabato anteriore alla domenica delle Palme, il tema del combattimento spirituale viene ricordato discretamente ogni giorno nell’antifona dell’ora Nona, che recita così: “Siamo saldi nella prova: nostra forza è la giustizia di Dio”. La giustizia di cui parla questo testo ha senza dubbio risonanze bibliche: Dio è giusto significa che è degno di affidamento (cfr. Is 26,4), si attiene al patto e, quindi, elargisce la grazia per combattere i nemici della salvezza (cfr. Is 10,22). Questa giustizia promessa per i tempi messianici si è manifestata in Gesù Cristo (cfr. Rm 3,21).
 
La grazia del battesimo non libera la nostra natura dalla sua debolezza, né dall’inclinazione al peccato che la tradizione chiama “concupiscenza”, la quale rimane in noi anche dopo il battesimo perché sosteniamo le prove quotidiane nel combattimento della vita cristiana, aiutati dalla grazia di Cristo: “La drammatica condizione del mondo che ‘giace’ tutto ‘sotto il potere del maligno’ (1Gv 5,19), fa della vita dell’uomo una lotta” (Catechismo della Chiesa Cattolica, n.409). Nelle invocazioni delle Lodi mattutine del mercoledì delle Ceneri l’itinerario quaresimale viene presentato come un tempo per “recuperare pienamente il senso penitenziale e battesimale della vita cristiana”. Questo itinerario è fatto d’un “morire” e d’un “risorgere”. A questo proposito, san Leone afferma: “attraverso la fatica si passa al riposo e attraverso la morte si giunge alla vita” (Ufficio delle letture della domenica II). Si tratta di un “cammino di conversione”. “Convertirsi” è una scelta che comporta un cambiamento radicale del modo di pensare e di vivere, si tratta cioè di acquisire un modo di pensare e di vivere secondo il vangelo, come ci ricordano le parole con cui viene imposta su ciascuno di noi la cenere all’inizio della Quaresima: “Convertitevi, e credete al vangelo” (Mc 1,15). In questo itinerario di lotta e di conversione, la tradizione ecclesiale ci offre come “medicina dell’anima” l’esercizio delle pratiche penitenziali (cfr. colletta del lunedì II, proveniente dai testi quaresimali del Gelasiano, n.173).  
 
La comunità cristiana nel suo cammino quaresimale è chiamata a prendere coscienza della realtà e delle esigenze del proprio battesimo, a compiere opere di misericordia e di servizio, ed a celebrare ogni giorno il suo essere in Cristo nell’eucaristia dove l’esperienza filiale del battesimo (cfr. Rm 8,14-17; Gal 4,4-5) raggiunge la sua piena manifestazione.
 
M. A.

dal blog di Matias Augé, titolo orig. La Quaresima tempo di lotta contro il male e il peccato

immagine da Corbis

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